
Regazzoni Tappeti
Ci sono eredità che vengono lasciate a poco a poco e nel corso di una vita intera. Per averle non servono notai e discussioni infinite, basta aspettare che memoria e cuore si sintonizzino e ne comprendano il lascito. Quello di nonno Tullio a suo nipote Bruno ha la forma e la sostanza degli anni vissuti insieme, dei giri in montagna a camminare e sciare, dei viaggi in barca. Insieme al Distretto Urbano del Commercio abbiamo incontrato Bruno Masnaga, classe 1987, oggi proprietario di Regazzoni Tappeti, per conoscere la storia della sua attività. “Nonno mi portava ovunque' spiega Bruno. Lui mi ha insegnato cosa fosse il bello, a partire dal fatto che apprezzava tutte le cose belle della vita!” Bruno è cresciuto coi cugini proprio all’interno del grande negozio di Piazza Pontida, dove negli occhi dei bambini le giganti pile di tappeti erano navi e si saltava da una all’altra per evitare di cadere nella minacciosa lava che scorreva sotto. Gli stessi tappeti diventavano poi campi da calcio per tirare i rigori di fine partita. Un luogo magico insomma, dove la fantasia era di casa e nessuno li obbligava a star seduti composti. Il negozio era dei suoi nonni Tullio e Mimma, che avevano rilevato quello fondato dal Signor Regazzoni nel 1820, luogo di venduta del tessile locale fornito anche un laboratorio interno. Se nonno Tullio, con il suo savoir faire, si occupava agilmente delle pubbliche relazioni, nonna Mimma era la vera imprenditrice con fiuto per gli affari e capacità di far di conto. Bruno li ricorda con un grande sorriso aperto sul volto e due occhi azzurri che non nascondono nulla. Tocca la catenina che porta al collo. “Era del nonno e non me la tolgo mai.” Dopo i nonni, nessuno dei figli volle continuare l’attività, e questa fu lasciata in gestione ad alcuni commessi senza dedicarci troppo tempo o pensiero. Nel frattempo Bruno, nel viaggio di ricerca di sé, si era iscritto a Lettere e Filosofia e all’età di 22 anni iniziò a fare “il bocia con i dipendenti del negozio”. Non furono anni facili: Bruno aveva voglia di fare, di prendere i suoi rischi, di cambiare le cose, ma fu visto come l’ultimo degli arrivati e nessuno si fidò del suo sguardo. È a questo punto che prese coraggio e chiese di essere lasciato da solo o forse no, perché Bruno lo sapeva e lo disse con certezza. “Il nonno avrebbe appoggiato qualunque mia scelta!” e quindi era sempre lì con lui. Bruno è un concentrato di entusiasmo. Parla girando per il negozio, indicando con eccitazione l’ultimo arrivo o qualcosa di unico che ha appena riscoperto in una cassa depositata chissà da quanto sul retro. Mostra delle vecchie cartoline degli anni Trenta, custodite in una piccola scatola di legno a forma di libro: vogliate gradire i nostri migliori saluti, vi ricordiamo con stima ecc. Si stupisce della grafia elegante e del riconoscimento che le persone portavano al proprietario e poi, con una punta di orgoglio, ci mostra alcune cartoline utilizzate per fare gli ordini. Favorisca di mandarci a me


