
Carom Abbigliamento
Insieme al Distretto Urbano del Commercio abbiamo incontrato Carlo, proprietario di Carom Abbigliamento, per conoscere la storia dell'attività che fondò insieme al fratello. Carlo ci viene incontro con un leggero sorriso e stringe forte la mia mano tra le sue. “Grazie” è la sua prima parola. Ogni mercoledì va dal parrucchiere per un taglio di capelli, la barba è rasata impeccabilmente. Non porta la cravatta – lo rimproverano con benevolenza Maria Grazia e Monica (le figlie) e gli allungano rapidamente una Regimental che Carlo annoda con gesto sicuro, il rituale di chi per una vita intera ha avuto cura della bellezza nelle sue piccole cose. Bisogna legger tra le righe, scavare tra gli aneddoti per svelare la grandezza di quest’uomo. Perché Carlo di sé dice poco, forse per pudore o per stanchezza; racconta della sua vita senza toni sensazionali. Dice di esser stato un uomo fortunato. Ma chi lo conosce bene narra di un uomo audace, visionario: il Capitano Penna Bianca la sua fortuna se l’è andata a cercare, l’ha rincorsa lavorando sodo, costantemente, e quando l’ha trovata ne ha fatto tesoro come solo un uomo del suo rango avrebbe potuto fare. Condividendola. Ha amato profondamente la moglie e nei suoi ultimi diciassette anni di vita, nella malattia, l’ha accudita fino all’ultimo, a casa, scegliendo ogni giorno per lei gli abiti più belli. Perché la vita, anche quando morde e fa male, va onorata, sempre. Ha amato la vita e la sua famiglia, che per anni ha condiviso con lui il lavoro in negozio. Monica e Maria Grazia hanno gli occhi azzurrissimi del padre e sono loro a sollecitarlo nel racconto dei suoi trascorsi. “Adesso lo vedete così tranquillo, ma in realtà lui è un generale”, dice con un bel sorriso Maria Grazia. ‘Carom’ è l’acronimo di Carlo e Romolo, i nomi dei due fratelli che hanno fondato l’azienda. Romolo è di poco più giovane del fratello, si muove come un ballerino del varietà, parla forte e senza mezzi termini, e non stupirebbe se da un momento all’altro roteasse il bastone e accennasse un passo di tiptap. Non è un uomo incline alla diplomazia e chiacchierarci è un’esperienza roboante. Un uomo splendidamente autentico. Nati a Castelfranco Emilia, dove il padre aveva un’azienda di calzature, vennero ben presto catapultati a Bergamo. “Lì la sera si ballava, arrivati qui poi ”, racconta Carlo e fa una faccia difficile da descrivere. “Ma qui c’era lavoro, ce n’era tanto “, continua. Carlo sa riconoscere le opportunità e si tira su le maniche: lavora come barista, come garzone, fino a che non trova il “suo” mestiere. E fa tutta la gavetta che bisogna fare. È bravo e da garzone diventa commesso, poi primo commesso. È attento e cordiale, e impara il mestiere e a conoscere le persone. Diventerà ben presto responsabile di un negozio di abbigliamento in via Papa Giovanni XXIII, dove resterà per dieci anni. Fino a che, il 26 agosto del 1961, apre Carom. Nel giorno di Sant’Alessandro, patrono della città. Maria Grazia spalanca le braccia: “Era gran


